CURA DELLE PIANTE, POTATURA E PAESAGGIO: solo guardando un albero possiamo comprendere le molte cose di cui ha bisogno

Sono ricorrenti le notizie di sradicamenti e crolli delle piante a causa del forte vento, che cagionano danni alle cose e persino vittime. Gli alberi cadono si per eventi climatici ma soprattutto, per la scelta errata di posizione dei siti di impianto, per essenze e tecniche d’impianto errate e perché prive di cure fitosanitarie e colturali adeguate, dunque, cadono ad opera dell’uomo.

Si dovrà considerare opportuno affrontare la problematica anche attraverso la valutazione dei rischi connessi alla presenza di questi alberi partendo dall’analisi del pericolo di cedimento degli stessi, a causa di difetti di natura meccanica e biologica, sostanzialmente legati rispettivamente al carico strutturale della chioma che grava sul tronco e sulle radici, alle forze dinamiche che possono intervenire sulla resistenza e ai processi degenerativi del legno.

Potare le piante è una tecnica colturale indispensabile, tuttavia, deve essere praticata in modo opportuno e corretto, adeguato nei tempi e modi più indicati alla specie e alle dimensione, anche attraverso la semplice eliminazione di rami secchi, malati o feriti. Si tratta anzi di interventi da non trascurare per la vita ottimale delle piante. La potatura, che non significa capitozzatura insensata, ha come fine principale quello di favorire un armonico sviluppo della vegetazione e mantenere la chioma della pianta sempre folta e nelle migliori condizioni di salute.

Come ogni anno nella stagione di riposo vegetativo, che coincide pressoché con il periodo invernale, non è difficile notare squadre di operai alle prese con pseudo lavori di potatura di alberi, un po’ ovunque, in città: nelle piazze, nei viali e nei giardini pubblici e privati, spesso senza il minimo riscontro scientifico-professionale. Purtroppo, ultimamente ha preso piede una sorta di mania del decoro “vegetazionale” urbano a tutti i costi. Non supportato né determinato da un’appropriata attività colturale nell’interesse delle piante. Ma posta in essere per una sorta di paura dovuta al crollo delle piante che causano potenziali danni a cose e persone.

Ricordiamo che in tutte le circostanze in cui la caduta di una pianta provochi un danno a persone o cose, oltre i casi previsti dal Codice Penale, ai sensi dell’articolo 2051 del Codice Civile (Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito), la responsabilità ricade in capo al soggetto che era proprietario o custode della pianta. Sia esso un privato o un’Ente Pubblico. In quanto, secondo un’orientamento giuridico, si tratta di evento prevedibile ed evitabile da un soggetto avveduto e diligente.

La responsabilità per i danni cagionati può essere esclusa solo se si provi il caso fortuito, ovvero, che il danno sia dovuto ad un evento imprevedibile ed eccezionale. Raramente può essere riconducibile ad un episodio naturale atmosferico, come ad esempio il forte vento, grandine o pioggia. Questo significa che per evitare spiacevoli imprevisti, i proprietari o custodi di piante, sono tenuti a effettuare periodicamente ed autonomamente il controllo, la manutenzione e le potature. In particolare se le piante vegetano in giardini pubblici, condominiali o in prossimità di confini di altre proprietà.

Forse è per questa circostanza, ampiamente dibattuta dai mass-media che, in particolare gli Enti Pubblici, nel periodo di riposo vegetativo delle piante, fanno a gara per realizzare queste attività colturali. Malgrado decenni di letteratura e attività divulgativa dei tecnici nello spiegarne gli effetti nocivi. Nonostante la buona volontà degli operatori, si assiste un po’ ovunque alle pesanti e spesso drastiche pseudo-potature che, a volte, diventano vere e proprie amputazioni.

Questi interventi, deleteri per le piante, rimangono ancora una pratica comune a danno delle alberature, a rappresentazione tangibile di una delle componenti più negative che subìscono i nostri paesaggi urbani ed extraurbani. Inoltre, è errata l’opinione comune che, questo tipo di azione aggressiva e priva di alcun elemento tecnico silvocolturale, serva agli alberi per rinvigorirsi ed attivarsi nel produrre nuovi rami. O sia utile ad evitare che le piante emettano rami troppo grandi che, a causa del vento, potrebbero crollare e procurare danni.

In realtà, questi interventi non fanno per niente bene alle piante arboree, anzi sono dannosi. Perché i monconi residui sono facilmente attaccabili da parassiti e dalle spore dei funghi agenti di carie del legno. Inoltre, i tagli eccessivi di tutti i rami secondari interferiscono e limitano lo sviluppo delle piante, in quanto, nel periodo vegetativo successivo alla potatura, non consentono la crescita di un volume fogliare proporzionato al bisogno della funzione clorofilliana. Ciò comporta una debolezza alle piante, che non possono assorbire direttamente l’energia del sole per il loro autosostentamento, ma devono dipendere dagli elementi nutritivi, eventualmente accumulati e non sempre sufficienti.

Dunque, seguendo cattivi consigli che provengono da lontano nel tempo, credendo di far bene o cercando di mitigare l’incompetenza e inesperienza in materia, si compiono azioni di vere e proprie capitozzature. Spesso inutili, che distruggono il rifugio per gli uccelli, ne smorzano l’armonia estetica e sono ritenute dannose, in quanto peggiorano lo stato fitosanitario delle piante. Proprio perché possono causare infezioni e attacchi parassitari. Dunque l’intervento è da considerare nocivo. Non dimentichiamo che essendo esseri viventi, le piante sono regolati da alcune fasi vitali naturali che comprendono: la generazione, la crescita, la riproduzione, la malattia, la vecchiaia e la morte.

E’ notorio che gli alberi debilitati sono più facilmente preda di patogeni e di marciumi radicali, che ne accorciano indubbiamente la vita e spesso portano la pianta alla morte. Inoltre, la presenza di marciume, necrosi dei tessuti o postumi di traumi pregressi della pianta, che non hanno consentito gli scambi e la vascolarizzazione ideale dell’apparato radicale, possono creare pregiudizio al suo ancoraggio al suolo e alla sua stabilità.

Pertanto, al momento della potatura, un operatore diligente e preparato, dovrà anche valutare se la pianta è collocata nel giusto contesto. In particolare, se ha delle sofferenze alle radici dovute verosimilmente alla sua precaria ubicazione, ad attacchi patogeni, ma anche alla sua provenienza da vivaio. Luoghi nei quali, a causa del sistema di allevamento, l’apparato radicale spesso viene sistematicamente tagliato in fase di rinvaso, e le numerose radici orizzontali, che vengono ripetutamente tagliate, tenderanno a seguire il profilo del contenitore diventando pericolose radici strozzanti.

Se trattasi di potature su alberature di strade transitate, malgrado si tratti di piante adulte ben allevate, si dovranno capire le difficoltà vegetative. Dovute a scavi o alle elevate pressioni causate dall’eccessivo compattamento dell’eventuale traffico veicolare. In modo da praticare la potatura in maniera consona alle condizioni della pianta, le cui radici tendono a formare caratteristici noduli che sono in definitiva la causa dei danni apportati a manufatti quali strade, muri marciapiedi.

Le potature vanno ridotte al minimo e fatte in modo corretto rimuovendo non più del 30% delle chiome. Dunque, secondo gli esperti, l’intervento deve riguardare soltanto una potatura di mantenimento o di rimonda praticabile con turni di 5 – 7 anni durante la fase di maturità dell’albero. L’attività è finalizzata a rendere la chioma più folta e uniforme.

Attraverso l’alleggerimento delle fronde mediante potatura verde, che consiste nell’asportazione di rami pericolanti, difettosi, malformati, che non superino i 5-10 cm di diametro. Rami che non danno affidamento per il futuro o crescono troppo vicini gli uni agli altri, creando così intrecci che si staccano dal profilo compatto della chioma.

Contestualmente si procederà anche ad una potatura secca, che consiste nell’eliminazione di tutte le parti secche e svigorite, senza lasciare monconi di potatura, rimuovendo i rami ad andamento orizzontale più soggetti a stroncamento. I tagli di potatura non devono essere troppo ampi per evitare cicatrizzazioni lente e conseguenti pericoli di ingressi di agenti patogeni.

Non ultimo, bisogna ricordare che la potatura è comunque uno stress per le piante. Dunque, non bisogna intervenire a primavera avanzata, l’attività di potatura deve essere eseguita al momento in cui le piante sono in quiescenza e non svolgono nessuna attività biologica. Quando sono al massimo delle forze e possono riuscire a sopportare meglio la tensione fisica derivante da un intervento di potatura. Infine, bisogna avere presente che tutto il materiale di scarto deve essere immediatamente sgomberato dal sito di intervento.

Con queste operazioni di manutenzione, si avranno dei tronchi strutturalmente ben compatti e le chiome ben ordinate, coese e perfette. Alberi che potranno resistere ai venti e ad altri eventi climatici. Dalle radici ben protette, solidali ai tronchi e molto attivi nel dissipare l’energia del vento che dalle chiome viene traslocata alle radici attraverso i tronchi.

Un approfondimento: a differenza della potatura, solitamente la capitozzatura consiste nel tagliare i tronchi di netto sotto la chioma o nell’asportare gran parte di essa lasciando solo branche principali mozzate e annientando l’habitat dell’avifauna. Questa pratica insalubre per la fisiologia delle piante, toglie tutti i rami principali e secondari e le piante devono fare un enorme sforzo per sostituirli con tutti i pericoli di cui si è detto prima.

Inoltre, questa pratica sconvolge l’assetto generale degli alberi ben sviluppati, con l’esplosione di ricacci che portano sì a delle nuove chiome, ma decisamente più disordinate, con eccessivo numero di rami, in maggior parte con attaccature molto più deboli di quelli normali ovvero naturali, con peggioramento della situazione nel tempo per l’appesantimento dei ricacci.

Qualche buontempone può affermare che tanto le piante crescono lo stesso, malgrado una pessima potatura. Ebbene, con una potatura aggressiva, magari gli alberi sopravvivono e crescono, ma lo fanno in uno stato di basso vigore. In questo modo, gli alberi non vivono bene e molto, perché subiscono una sorta di depauperamento vegetativo, mentre essi sono geneticamente predisposti a vivere centinaia di anni. Pertanto, bisogna ponderare bene gli interventi da fare, avendo cura di non indebolire troppo le piante e la loro stabilità. E soprattutto, non procedendo a caso su di esse ma, attraverso l’osservazione selettiva, riconoscendo loro la capacità di indicazione delle parti da tagliare.

Potatura-capitozzatura alta e dannosa su alberatura di platani in territorio sconosciuto. Un biasimo agli esecutori.
Esempio di potatura benefica su piante di Platano in territorio di Randazzo. Complimenti agli operai forestali che hanno eseguito i lavori e a chi li ha diretti nell’attività esecutiva.

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