Quasi tutti i membri della famiglia Florio sono stati sepolti nel Mausoleo dei Florio al cimitero di Santa Maria di Gesù. Un monumento creato per rappresentare il prestigio di una famiglia borghese che ha accumulato ricchezza e potere grazie al lavoro. Un prestigio già manifesto nelle case, nelle ville, in tutte le proprietà dei Florio sparse per la città. E per riflesso, anche nell’ultima dimora della famiglia, l’ultimo simbolo dello status sociale dei Florio.
Il Mausoleo dei Florio a Palermo è stato costruito tra il 1869 del 1871. Voluto da Ignazio Florio Senior, per custodire le spoglie del padre, Vincenzo Florio, scomparso nel 1869. Inizialmente sepolto nel cimitero dei Cappuccini, soltanto il 25 settembre 1879 il corpo di Vincenzo Florio fu trasportato nel Mausoleo dei Florio.
Il Cimitero Monumentale di Santa Maria di Gesù venne scelto con attenzione: era il luogo di sepoltura di quella nobiltà palermitana nella quale l’imprenditore di origini calabresi bramava di entrare.
I richiami al neoclassicismo del Mausoleo dei Florio
Il Mausoleo dei Florio è stato progettato dall’ingegnere Giuseppe Damiani Almeyda. Si tratta di un edificio in stile neoclassico, costituito da una cappella e dalla sottostante cripta. Spicca come un massiccio parallelepipedo, separato dal resto del cimitero da una cancellata in ferro battuto.
La facciata principale rivolta a Nord-Est, ha un prospetto che ricorda i templi di età classica: un pronao avente due colonne in stile ionico. Sopra le colonne spicca una trabeazione contenente una iscrizione in lettere dorate: VINCENTIO FLORIO, il nome dell’illustre primo occupante di questa sepoltura.
Sul secondo ordine della facciata si notano due iscrizioni in latino, poste ai lati dell’avancorpo centrale. “Fleverunt eum omnis populus… planctum magno” (Furono in gran lutto e fecero lamenti per molti giorni) e “Numquid inveniemus aliquem virum talem?” (Troveremo un altro come lui?), citazioni dal I libro dei Maccabei.
Anche la porta d’accesso al Mausoleo dei Florio è in ferro battuto, tinta di nero e abbellita da cristalli di diverso colore. Sopra di essa una finestra ovale, con vetri di colore rosso e giallo, permette alla luce del sole di entrare nella tomba.
Di fronte alla porta d’accesso si trova la statua del leone bibens: il leone febbricitante che si abbevera al fiume sotto l’albero di chinino (dal quale si estrae il cortice, il cui commercio ha fatto la fortuna dei Florio). Il simbolo dei Florio, dapprima scolpito nel legno (dall’ebanista Quattrocchi), in quell’insegna posta sopra l’ingresso della drogheria in Via dei Materassai, diventa una scultura in marmo, opera di Benedetto De Lisi. Un’altra rappresentazione della crescita di potere e prestigio che i Florio hanno acquisito nel corso degli anni.
La cappella del Mausoleo dei Florio
Attraversando il portone in ferro, si entra nella cappella principale: una stanza a pianta quadrangolare. Sulla parete di fondo spicca un trittico con le raffigurazioni della Fede, di Gesù Cristo, e della Carità che accompagna un giovane con una ruota dentata fra le mani, la personificazione del “lavoro”. Questi affreschi sono opera del pittore Giuseppe Pensabene. Le immagini sacre sono racchiuse da archi a tutto sesto, divisi da paraste con decorazioni dorate. Dorate sono anche le iscrizioni sotto gli affreschi: VIA, VERITAS e VITA.
Sotto il trittico vi è l’altare semicircolare costruito in marmo bianco, che poggia su due colonne e due pilastri quadrangolari, posti sopra un alto scalino. Tra le colonne vi è un busto in marmo ritraente Vincenzo Florio. Sopra il trittico due angeli ai lati di una croce dorata arricchiscono l’altare.
Le pareti laterali accolgono i loculi che contengono le spoglie di alcuni membri della famiglia Florio: i fratelli Ignazio e Paolo Florio trasferitisi a Palermo da Bagnara Calabra, Giuseppina Saffiotti (moglie di Paolo), Giulia Portalupi (moglie di Vincenzo), Giovanna D’Ondes Trigona, Gioacchino d’Ondes Reggio ed Eleonora Trigona (i suoceri di Ignazio Senior), il piccolo Vincenzo Florio deceduto in giovane età, Ignazio Florio Junior, Vincenzo Florio Junior, con le rispettive consorti Franca Florio e Lucie Henry (col nome italianizzato di Lucia Florio). Decorano l’ambiente alcuni elementi in ferro battuto: ghirande appese alle pareti e candelieri sistemati di fronte l’altare.
La cripta del Mausoleo dei Florio
La seconda sala del Mausoleo dei Florio è la cripta sotterranea. Vi si accede da un basso portale sovrastato dalla scritta FLORIO: una porta, aperta nel 1888, nel muro di fondazione della terrazza sulla quale sorge l’edificio quadrangolare del mausoleo. La piccola camera della cripta ospita un altare rettangolare, decorato da marmi colorati, ed è abbellito da candelabri e ghirlande floreali in ferro battutto.
Di fronte all’altare sono sepolte solo due persone: Vincenzo e suo figlio Ignazio Senior. Colui che ha voluto la costruzione di questa monumentale tomba di famiglia, Ignazio Senior, è sepolto dentro un semplice sarcofago in marmo bianco, decorato soltanto da una croce sopra il coperchio.
La tomba di Vincenzo Florio è un sarcofago in marmo bianco decisamente più opulento. Con le decorazioni in bassorilievo su tutti e quattro i lati rimanda ai sarcofagi di età romana e riprende lo stile neoclassico dell’edificio. In uno dei lati corti è ritratto lo stesso Vincenzo, in abiti romani, mentre stringe la mano destra di un uomo e col braccio sinistro cinge le spalle di un giovane.
L’uomo è seduto su una cassa, dietro di lui s’intravedono delle botti e con la mano sinistra regge il caduceo: è il dio Mercurio protettore dei commerci, a cui i Florio devono la loro fortuna. Il giovane rappresenta il lavoro: tiene un martello con la mano destra, mentre la sinistra è poggiata a un’incudine. Simboli del lavoro, come l’incudine e il martello, le ancore e i timoni, le presse e le macchine a vapore sono scolpiti sui lati lunghi del sarcofago. L’ultimo lato corto invece, ospita un pannello con la rappresentazione dello stabilimento enologico di Marsala.
La celebrazione del lavoro e l’esaltazione dell’arte classica
L’importanza del lavoro è stata espressa nell’ultima casa dei Florio come una sorta di rivendicazione. Per questo è presente in diversi punti del Mausoleo dei Florio: dal trittico sull’altare, alla tomba marmorea di Vincenzo Florio. Tanti simboli del lavoro quante erano le numerose attività imprenditoriali di Casa Florio.
Il Mausoleo dei Florio custodisce le spoglie mortali di una famiglia “nobilitata” dal lavoro. Le decorazioni del mausoleo esaltano l’ingegno imprenditoriale dei componenti della famiglia: era il “titolo” del quale essi si fregiavano con orgoglio. Grazie al lavoro i Florio hanno potuto creare un impero che ha dato lustro alla loro famiglia, e onore e gloria a Palermo e alla Sicilia intera.
Bibliografia e sitografia
- Daniela Brignone (a cura di), I luoghi dei Florio. Dimore e imprese storiche dei “viceré di Sicilia”, Rizzoli, Prato 2022;
- Orazio Cancila, I Florio. Storia di una dinastia imprenditoriale, Rubbettino, Soveria Mannelli 2019;
- Vincenzo Prestigiacomo, I Florio. Regnanti senza corona, Nuova Ipsa Editore, Palermo 2020.
Apparato fotografico a cura di Antonietta Patti